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lunedì 5 ottobre 2009

Quinti in classifica, tendenti al miglioramento

L'ONU, nell'ambito dello United Nations Development Programme, ha pubblicato la classifica annuale dei Paesi in cui lo sviluppo umano ha raggiunto i livelli piu' alti: l'Irlanda e' quinta.


La classifica tiene conto di alfabetizzazione e istruzione scolastica/accademica, aspettativa di vita e prodotto medio lordo pro capite in 182 nazioni del mondo, e vede l'Italia diciottesima; anche altre potenze politiche e/o economiche seguono l'Irlanda (USA, tredicesimi; UK, ventunesimo; Svizzera, nona, and so on), che si mantiene stabile nonostante la crisi economica.

E lasciatemelo dire: alla faccia di chi parla dell'Irlanda come di un paese di zozzoni senza cultura, e che dell'Irlanda conosce giusto il proprio conto in banca... ;-)

sabato 9 maggio 2009

Infectious: alla larga (ma non troppo)



Approfittando della bella giornata, ci siamo fatti un giro alla mostra Infectious: Stay Away, inaugurata dalla Science Gallery del Trinity College a meta' aprile: iniziativa interessantissima, nata per diffondere un argomento serissimo (e di attualita') come il contagio, appunto, in modo inusuale e divertente (ma non per bambini: e' vietata sotto ai 15 anni!).

Date uno sguardo al video sopra per avere un'idea: le idee migliori sono il mettere una "tag" (un chip) elettronica appesa al collo dei visitatori, che mostra se si e' "infetti"(e lo si diventa venendo a contatto, nella mostra, con persone "infette"), il tutto mostrato su schermi sparsi per l'esibizione; e l'analisi del DNA (che richiede un contributo di 5 euro), i cui risultati verranno poi messi online anonimamente e si possono verificare attraverso un codice che viene fornito.

La mostra e' assolutamente gratuita e ha gia' avuto piu' di 9000 visitatori: fateci un salto se siete a Dublino, ne vale la pena.

giovedì 7 maggio 2009

E un ventiduenne irlandese li frego' tutti

Da Corriere.it:

MILANO - Quando alla fine di marzo Jean-Michel Jarre ha dato l'annuncio della morte del padre - Maurice Jarre, autore di celebri colonne sonore di film come «Il Dottor Zivago», «Passaggio in India» e «Lawrence d’Arabia» - sui giornali di mezzo mondo sono comparsi coccodrilli dedicati al compositore, e in molti hanno riportato una frase attribuita a Jarre («Quando morirò, nella mia testa suonerà l'ultimo valzer») perfetta per un articolo con cui ricordare un grande della musica.

IL FALSO - Peccato che la citazione fosse un falso, una frase inventata da uno studente irlandese di 22 anni e da lui pubblicata assieme ad altre sulle pagine di Wikipedia, ovviamente alla voce «Maurice Jarre», il giorno della scomparsa del francese. Scopo di Shane Fitzgerald, autore dello scherzo, altro non era che dimostrare come l’enciclopedia più cliccata della rete sia sì diventata un punto di riferimento, ma che a volte può essere pericoloso fidarsi ciecamente delle informazioni che vi si reperiscono. E a quanto pare ha avuto ragione.



Chi e' un attimo piu' smaliziato della media per quanto riguarda Internet e l'uso che se ne fa, cosi' come il cosiddetto user made content, che permette a chiunque di redigere contenuti a proprio piacimento (testuali, video, audio, grafici...), sa che da quando questo mezzo di comunicazione esiste, l'attendibilita' dell'informazione e' caduta a picco. Non che prima fosse a livelli astronomici, per carita', ma questo ragazzetto irlandese ha dato l'ennesima picconata anche a un sistema tanto idolatrato come quello di Wikipedia.

Continuiamo.

SENZA VERIFICA - Shane si aspettava che blog e giornali minori sarebbero caduti nel tranello, ma lui stesso è rimasto stupefatto quando si è reso conto che anche grandi testate di tutto il mondo avevano ripreso la sua frase. «Giornali prestigiosi in Inghilterra, India, America e perfino Australia hanno riportato le mie parole nelle loro notizie sulla morte di Jarre», ha detto il ragazzo, raccontando di essere rimasto scioccato nell'apprendere che quotidiani di alto livello riportano ciò che trovano su Wikipedia senza prima fare le verifiche del caso.

E questo dovrebbe mettere tutti MOLTO in guardia su quanto si legge sui cosiddetti media attendibili, cartacei o in rete.

NON FIDARSI È MEGLIO - Il Guardian è tra quelli che si sono fidati della fonte wiki, salvo poi dover metter mano al coccodrillo per cancellare la citazione incriminata, con mille scuse, quando ad alcune settimane dalla pubblicazione Fitzgerald ha svelato a tutti la vera paternità delle frasi di Jarre. Commentando l'accaduto, Siobhain Butterworth - editore del quotidiano britannico - ha dichiarato che la vicenda deve servire da insegnamento per i giornalisti, affinché utilizzino Wikipedia nel modo corretto. In sostanza, raccomanda Butterworth, qualora non sia possibile risalire alla fonte originaria di quanto riportato sulle pagine dell'enciclopedia online è sicuramente preferibile cercare informazioni altrove.

Non fidarsi e' meglio, appunto. Ogni volta che si legge una notizia, prima di commentarla verbalmente o per iscritto e di usarla per costruirsi un'opinione (magari suffragando idee che gia' si hanno in testa, meccanismo umanissimo e sbagliatissimo), bisognerebbe controllare le fonti e verificare tutte le versioni disponibili della stessa. L'obiettivo e' la fonte di primo livello, l'originale, o quantomeno quello che gli si avvicina di piu'.

Bellissimo il titolo dell'Irish Times a riguardo, molto meno dolce di quello del Corriere: "Lazy journalism exposed by online hoax". A voi il piacere di tradurre, e ai giornalisti (Corriere compreso) quello di imparare.

domenica 3 maggio 2009

E mo' pure la febbre, 'sti poveri maiali...

Come ormai anche i sassi sanno, la cosiddetta swine flu, l'influenza suina, si sta diffondendo in tutto il globo, con l'aiuto di divertenti vacanze in Messico. Bene, solo oggi e' stato confermato che ha raggiunto anche l'Irlanda:

In a statement last night, the Department of Health said that a man in the east of the country who recently returned home from Mexico has tested positive for the virus.


Insomma: dopo i maiali alla diossina, pure quelli con l'influenza, e ovviamente l'attaccano a noialtri. Povere bestie...

Intanto tutte (beh, quasi) le aziende in loco hanno messo in opera piani d'emergenza per evitare pandemie, con gente in vacanza (vedi il sottoscritto) rintracciata telefonicamente per conoscerne le condizioni di salute prima del ritorno al lavoro.

venerdì 24 aprile 2009

Cronaca dal disastro

Qualche settimana fa, un Londis store davanti al centralissimo parco di St Stephen's Green ha affisso il manifesto con cui cercava una persona come assistente vendite. Per chi non fosse in Irlanda e non li conoscesse, i Londis sono dei mini-market locali (si tratta di una catena inglese) molto simili a quelli (esistenti anche in Italia) della Spar.

Guardate che effetto ha avuto l'offerta di lavoro.

sabato 28 marzo 2009

Torniamo a dare belle notizie


Da Corriere.it:

DUBLINO - Tra ottobre e dicembre 2008 il prodotto interno lordo dell'Irlanda è calato del 7,5% su base annua. Per l'intero 2008 invece la flessione è stata del 2,3%. I dati sono stati diffusi dal governo di Dublino. Uno studio canadese della Environics Research di Ottawa, reso noto mercoledi, ha accertato che i più pessimisti al mondo sugli effetti della crisi e sui tempi di uscita sono gli irlandesi con l'83% della popolazione.

RICAPITALIZZAZIONE - La Commissione europea ha approvato il piano di ricapitalizzazione pubblica di emergenza della Bank of Ireland per 3,5 miliardi di euro.


Non per dire, ma un pensierino a spostare i risparmi in Italia forse è meglio farlo...


domenica 22 febbraio 2009

Taglio di capelli 2: quello vero

Giovedi' prendo, esco e vado in cerca di un barbiere sulla via. Abito in una zona piena di piccoli esercizi, e nel viavai quotidiano ho notato nel corso dei mesi almeno 5 botteghe di questo tipo, tutte con gli stessi prezzi.


Decido di andare sul sicuro e mi dirigo dalle polacche da cui ero gia' stato qualche tempo fa: e scopro che la gestione e' cambiata, hanno dipinto tutto di rosa, hanno scritto qualcosa come Boutique pour femmes e hanno reso un po' imbarazzante il mio tentativo di usufruire del loro taglio di capelli.
Poco male, ce ne sono altri li' vicino. Provo i due alla fine della via, uno dirimpetto all'altro, e scopro che hanno alzato (e mica di poco!) i prezzi e che sono pieni di gente da scoppiare. Sono le 17, ho una certa fretta, decido di cercarne uno piu' vicino a casa.

Faccio qualche passo tornando indietro e trovo l'insegna di un barbiere che indica un basement (scantinato, molto usato qui per appartamenti o esercizi commerciali) subito dietro. Uno vale l'altro, mi dico, e scendo gli scalini che portano alla porta d'ingresso. Intravedo qualcuno muoversi dietro ai vetri, apro la porta di legno ed entro.

Non l'avessi mai fatto. Ci siamo solo io e lui, e l'intero shop e' tappezzato sui muri scrostati da poster presi palesemente da giornali per camionisti; gli attrezzi del mestiere sono buttati a caso su mensole, poltrone e lavelli, e il barbiere (che in realta' si presentava come un impiegato dopo 6 pinte al pub) sta pulendo dei pettini sfregandoli tra loro su di un lavandino. Oh boy.

Mentre io rimango un attimo a considerare se riesco a correre fuori senza farmi notare, lui si volta, chiede "Haircut?", vede che esito, alza i pettini, e io mi rassegno. "Yeah, haircut".

La sua frase successiva e' stata: "Mi hai salvato, oggi non e' venuto nessuno!".

Beware, il Barbiere Assassino puo' colpire quando meno ve lo aspettate.

venerdì 6 febbraio 2009

Taglio di capelli? Ci pensa Dublin Bus!

Tagliare i capelli, a Dublino, non costa poi molto: con 6 euro un ometto se la cava, dry cut e via. Ma se proprio vogliamo andare sull'economicissimo, perche' non chiedere alla compagnia locale dei bus?

Dublin Bus ha infatti inaugurato oggi il nuovo servizio "taglio con tariffa urbana": sali, paghi 1.15 € (la tariffa minima), passi per il centro et voila', il taglio e' fatto. Oddio, magari bisogna stare attenti che insieme al tetto dell'autobus e ai capelli in eccesso, i rami pendenti non portino via direttamente qualche testa...

Ecco il risultato di un bel ramo basso in Amiens Street, centro/nord della citta' (foto scattate da una collega francese):


(Notare il povero autista accasciato sugli scalini, l'hanno poi ricoverato sotto shock). Ed ecco invece che fine ha fatto il tetto del doubledecker:



Chi va per primo? Io da domani giuro che mi siedo al piano basso.

martedì 3 febbraio 2009

Snow on Ireland: ed e' subito casino

Ti pareva che venivano due fiocchi di neve e si bloccava tutto?

Dopo l'alluvione dell'agosto 2008 - la citta' intera bloccata, mi ero fatto a piedi da Blanchardstown al centro arrivando alle 22 dal lavoro (15 KM!!!!) - sono bastate poche ore di neve, un totale di 5 cm, e addio al traffico della capitale meno organizzata d'Europa, quanto a eventi climatici. Vedi foto sotto.


In azienda ci hanno fatto uscire 20 minuti prima, alle 18.10, e appena fuori dal parcheggio ecco che inizia la coda di auto da cui fuoriescono variopinte bestemmie: erano quelli che finivano alle 16.30, bloccati da due ore. E' bello imparare nuove imprecazioni in un ambiente multiculturale.

Solo due ore per tornare a casa questa volta: per disperazione io e un paio di colleghi ci siamo infilati in un bus A CASO (sapevamo solo che passava dal centro), che e' andato a passo d'uomo per chilometri e chilometri prima di prendere un attimo di ritmo. Ma eravamo al caldo, e un sentito ringraziamento va al driver, che si prodigava di indicazioni e suggerimenti come nemmeno Bertolaso e i suoi uomini durante i terremoti.

Perlomeno c'e' qualcuno che si diverte, sulle colline dove abitavo ormai piu' di un anno fa...


PS: oggi l'Independent (da cui ho preso le foto) titola "Snow brings chaos, absenteeism and fun". E ho detto tutto!

domenica 1 febbraio 2009

E ora ripensiamo all'Europa

Un sondaggio privato evidenzia oggi che il 58% degli irlandesi sarebbe ora favorevole alla ratifica del Trattato di Lisbona, clamorosamente bocciato non molti mesi orsono. Si sa, la crisi economica qui si e' fatta sentire (vedi post sull'articolo del Corriere riguardante Limerick), c'e' stato anche il disastro del maiale alla diossina (con relativo danno monetario) e la gente inizia ad essere piu' favorevole alla cosa.


La realta' e' che la paura di un aumento delle tasse - non del tutto ingiustificata, diciamolo - e di conformarsi a leggi estranee alla natura irlandese (soprattutto in termini militari - l'Irlanda e' neutrale da sempre, Prima Guerra Mondiale esclusa) aveva fatto molto, ma si sta ora dissipando di fronte al terrore di affondare nella poverta pre-boom economico.

Paroloni per dire: hanno una fifa verde, e stanno iniziando a pensare di avere sbagliato. Non del tutto a torto, per quante riserve io abbia verso il mostro UE.

giovedì 29 gennaio 2009

Come dipingere (approssimativamente) l'Irlanda di oggi

Da un articolo pubblicato su "Io Donna" e ripreso da Corriere.it:

Pat Curtis potrebbe parlare per ore. Ha ventitre anni, fa l’operaio, porta la polo slacciata, un giubbino leggero, lo sguardo serio di chi prima di diventare maggiorenne era già in catena di montaggio. Fa freddo nel cortile della sua fabbrica, e la tettoia di plexiglas sotto la quale ci ripariamo non basta a tenere a bada la pioggia.

Dunque, inizio molto "drammatico". L'autore dell'articolo, Raffaele Oriani, mi è francamente nuovo, ma ammetto di seguire ormai solo superficialmente i media italiani; quello che non mi è nuovo è il vizio di virare il colore di un articolo verso quello che si vuole rappresentare. In questo caso, la crisi piu' nera, la depressione stile USA '29 di una Limerick che affonda.

Proseguiamo:

Pat potrebbe parlare per ore: «Noi irlandesi accettiamo tutto, e anche se ci licenziano non muoviamo un dito. Sa perché? Perché siamo contenti solo quando andiamo a fondo».

Ecco, magari i luoghi comuni no, dai. Gli irlandesi non "accettano tutto", si incazzano come tutti quanti al mondo. Semplicemente, sanno di dipendere totalmente dagli investimenti esteri, sanno di non avere un Paese votato alla manifattura (la Dell di Limerick, e ci torniamo a breve, è/era un'eccezione non da poco) ma ai servizi e alla tecnologia, e sanno che cio' che hanno ricevuto se ne puo' andare in qualsiasi momento. È la triste legge del business, per una nazione che non produce quasi nulla di proprio, e che sta perdendo rapidamente il proprio posto sul mercato. Andiamo oltre.

«C’era molta frenesia» ci dice Niamh Hourigan, giovane ma già quotata sociologa dell’Università di Cork. «Che mimetizzava la paura che tutto potesse finire all’improvviso. Mio marito è svizzero, e mi dice che a Ginevra non ha mai visto l’assalto ai centri commerciali del nostro sabato pomeriggio»

Francamente Ginevra mi manca, ma ho ben presente i centri commerciali italiani, e pure qualcuno in giro per Europa e USA: "assalto" è la parola che si addice a qualsiasi shopping center nel weekend, in tutto il cosiddetto Occidente. A Londra, Lisbona, Zurigo, Parigi non ho visto nulla di diverso. È pero' vero che in Irlanda, e a Dublino soprattutto, c'e' stata una corsa alla costruzione del centro piu' grande possibile, che e' diventata quasi paradossale; il tutto in pochi anni, ed e' forse questo che fa impressione, specie in una nazione di 4 milioni e mezzo di abitanti. Il cinema multisala piu' imponente (e fa niente se i film sono 4), il parco negozi piu' ampio (e sono sempre quelle catene, ovviamente), eccetera: vi suona familiare? Ecco, solo che in Italia siamo 60 milioni circa (censiti). In Irlanda qualcosina in meno.

Ma ce la farà l’Irlanda? E ce la farà Limerick? In città sono in molti ad avere già un nipote in Australia, un figlio in Canada, uno zio nella Russia di Putin. Dopo anni di immigrazione polacca, l’ironia vuole che comincino a farsi vedere anche aziende di Varsavia a caccia di disoccupati irlandesi. Ma nessuno getta la spugna: al freddo di gennaio, in O’ Connell street c’è chi aspetta l’autobus con il piumino d’oca, chi spinge carrelli in maniche di camicia. Michael O’ Donnell, che da dieci anni accompagna i turisti sulle orme dei personaggi di Frank McCourt, dice che gli hanno chiesto se non stiano tornando i tempi delle ceneri di Angela. Lui ammette che non lo sa. Ma di una cosa è sicuro: "Noi irlandesi siamo gente tosta. Ne abbiamo viste di peggiori".

Vero. Vero sia che ne abbiano viste di peggiori, sia che abbiano familiarita' con l'emigrazione. Limerick, che e' stata abbandonata dall'unica azienda che ne garantiva la prosperita' (il colosso informatico Dell, appunto), è probabilmente la prima citta' a doverci pensare seriamente da qualche anno; ma è un feeling che si sta diffondendo: alle prime avvisaglie del cosiddetto "credit crunch", la radio nazionale RTE1 ha dedicato un'ora di trasmissione ai suggerimento per l'emigrazione. Boston, il Canada, l'Australia ovviamente restano gli airbag a cui affidarsi in caso di incidente; peccato che si siano dimenticati quasi tutti di come si usino, e un'intera generazione non ne ha mai nemmeno avuto il bisogno.

E per noi che abbiamo goduto degli ultimi ruggiti della tigre celtica? Beh, a leggere questo articolo sembrerebbe proprio che siamo ridotti a scatenare risse nei pub, borseggiare temerari turisti e comprare biglietti aerei per la Polonia.

Note "di colore" come:

In tempo di crisi le ferite bruciano più del solito.
Una è McCourt, lo scrittore che ha regalato alla città una fama sgradita. Un’altra è Moyross, il quartiere che in tutta l’Irlanda vuole dire violenza, droga, emarginazione. Qui anche negli anni migliori la disoccupazione sfiorava il 30 per cento, e anche adesso che i licenziamenti sono più degli investimenti le cose seguono un corso a se stante: «I reati a Moyross stanno diminuendo drasticamente» ci dice Allen Meagher, che nell’area ha lanciato il progetto di editoria sociale Changing Ireland. «Mentre a non cambiare sono il pregiudizio e l’esclusione sociale».

diciamo pure che fanno molto "troubles", rimandano alla mente cose come "Nel nome del Padre", "Un perfetto criminale" o qualsiasi film - magari pieni di luoghi comuni, di nuovo - vi venga alla mente che rappresenti l'Irlanda delinquente, terrorista, da guerra di strada. La verita' e' che se in Italia, o anche solo nella vicina Inghilterra, avessero un livello di criminalita' del genere, potremmo il piu' delle volte mandare i poliziotti in giro con le fionde al posto delle pistole. Certo, 4,5 milioni di abitanti contro 60 (censiti), l'abbiamo detto; ma prima di dipingere per forza con colori eccessivi, vogliamo capirla che qualcuno che ti legge e ti capisce in Irlanda c'e'?

Questo fermo restando che un approfondimento del genere, sul Corriere, non lo vedevo da quando ero alle scuole medie, e che quindi ho apprezzato molto l'idea. L'idea, appunto; la realizzazione, un altro paio di maniche. Del resto non si puo' ridurre un Paese a una paginetta di giornale: ma se proprio bisognava dipingere Limerick, e l'Irlanda, come il simbolo del collasso economico europeo, beh, si poteva dire qualche verita' in piu'.

Un esempio? Lo sapevate che recentemente gli irlandesi sono stati riconosciuti da uno dei tanti studi che ci entrano in casa via TV ogni giorno come il popolo piu' ottimista d'Europa? Andate per le strade, nei pub, nelle librerie dove la gente ti avvicina per commentare la giornata, la copertina di una rivista o un fatto di attualita', e verificatelo da soli. Poi rileggete l'articolo di cui sopra, e lo vedrete con un colore diverso.

venerdì 14 settembre 2007

Motivi per lasciare l'Italia - 2

Copaio/incollo da un mio commento precedente, mi sembrava giusto farne un post ;)

1) come ho scritto avevo perso il cellulare. Bene, un ragazzo irlandese l'ha trovato, l'ha consegnato alla stazione della Garda di Swords, il suo villaggio, che sta a 2 ore di viaggio da casa mia; e la Garda me l'ha spedito a casa, GRATIS, e senza compilare UN SOLO modulo o una qualsiasi scartoffia: ho dovuto solo dimostrare la mia identita' con un documento e descrivere il cell che avevo perso. Morale: in 4 giorni avevo di nuovo il mio cell perfettamente funzionante.

2) Stamane ho ricevuto un pacco via posta: il corriere delle poste locali ha suonato, mi ha messo in mano il pacco e mi ha fatto firmare. Embe'? dirai tu: embe' ho firmato su un palmare, firma digitale, eliminando cosi' scartoffie inutili che poi vanno perse in ogni caso e che nessuno controlla...

3) Qui ci sono 3 bollette: luce, gas e immondizia. L'acqua e' bene comune e non si paga.

Cheers!